L’accoglienza: se ne potrebbe discutere per ore, si potrebbero enucleare gli aspetti che vanno curati per instaurare, successivamente, una buona relazione educativa ma ciò che è essenziale per un educatore è sperimentarla sulla propria pelle, per comprenderla e tentare, lentamente, di far si che questo atteggiamento entri nel proprio bagaglio umano e professionale.

Il sentirmi accolta è stata la sensazione predominante entrando in contatto con il mondo della CDA, con i suoi abitanti animali: umani e asini!

Questa significativa realtà prende avvio in una località sita in provincia di Padova, grazie alla passione e alla determinazione della presidente, Lorena Lelli, con il sostegno della famiglia e del gruppo di operatori che via via si è formato, sui libri ma soprattutto nella pratica.

Come per ogni progetto importante, è nella storia personale che si possono ritrovare le tracce dei nostri percorsi attuali. Infatti la CDA parte da lontano: dalle esperienze di relazione che Lorena ha potuto vivere con degli animali “speciali” che l’hanno condotta ad approfondire la sua conoscenza sugli asini e, soprattutto, sulle implicazioni che tali relazioni possono avere sul benessere e la salute delle persone che li avvicinano.

È una storia fatta di incontri: con Argo e Sedi, alcuni dei suoi cani, e con Mosè, il primo cucciolo d’asino entrato nella vita della sua famiglia, che ha portato con sé tutti gli imprevisti e le sorprese che ogni incontro con l’alterità ci pone di fronte.

Superando le paure iniziali, la curiosità è stato il motore per incamminarsi verso una sempre maggiore conoscenza di questi animali. Ma perché proprio l’asino?

Perchè è stato l’animale più empatico che io abbia conosciuto, ha un’ indole socievole, ama star in gruppo pur essendo un individualista. Inoltre credo che tutti gli asini siano molto carismatici e che abbiano una grande capacità di adattamento, non alle sole condizioni fisiche, ma a quello che noi portiamo nei recinti: alle emozioni che portiamo nei recinti[1]

Attualmente la CDA opera su molti fronti legati sia ad attività di tipo riabilitativo o educativo/ricreativo che di tipo formativo, necessarie per sviluppare una cultura di relazione con l’animale non più basata sull’utilizzo ma sul riconoscimento e il coinvolgimento di una soggettività animale. È proprio questa una delle caratteristiche che mi sembrano differenziare la CDA da altre realtà che lavorano con gli asini. Altri elementi di rilievo sono: la grande attenzione che viene data al branco di animali che risiede nella struttura (attualmente circa una decina); il fatto che non ci si limiti a guardare o ad accarezzare gli asini poiché tutto il lavoro terapeutico/educativo viene svolto all’interno dei recinti, rendendo gli animali veri protagonisti nell’incontro; la peculiarità di essere uno dei pochissimi centri in Italia totalmente dedicati a questo animale.

Il recinto è il vero fulcro di tutte le attività poiché “il recinto è una palestra e gli asini sono degli allenatori alla vita. Quello che si impara all’interno lo si trasporta all’esterno. Ad esempio, il vincere le proprie paure”.

LE ATTIVITA’ DEL CENTRO E I FRUITORI

La CDA si autodefinisce “un centro sperimentale di formazione e di ricerca sulle attività e sulle terapie assistite con gli asini” promuovendo diverse iniziative suddivise in aree di intervento specifiche. Qui vi accennerò brevemente:

– FORMAZIONE: l’intento formativo nasce da una precisa volontà: quella di condividere ciò che viene sperimentato e appreso nella quotidiana interazione con gli animali. Annualmente, dunque, vengono progettati momenti formativi dedicati a chiunque abbia intenzione di avvicinarsi o approfondire le conoscenze legate al mondo dell’asino, suddividendo i percorsi in vari livelli:

Corsi di “Primo Approccio all’Asino” per sviluppare competenze legate all’etologia dell’animale e alle caratteristiche che lo rendono ideale nella realizzazione di interventi TAA, AAA ed EAA (Educazione Assistita con gli Animali).

Corsi per “Operatori di Interventi Assistiti dall’asino” con lo scopo di formare figure professionali e coadiutori dell’asino in grado di lavorare in équipe multidisciplinari per la progettazione di TAA, AAA ed EAA.

DIDATTICA (onodidattica): è la progettualità rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, alle associazioni, ai gruppi, ai centri estivi che vogliano avvicinarsi all’asino. Tali attività possono esser svolte nella sede di CDA o anche sul territorio, in base alle esigenze del gruppo. Nel corso di tempo si è notato come l’incontro con l’asino permetta di lavorare su molti versanti: la possibilità di liberare l’immaginazione e la creatività, di incrementare le abilità relazionali e quelle motorie, di sviluppare la curiosità, di diminuire stati di paura e ansia, di sensibilizzazione alla diversità, all’empatia, alla necessità di prendersi cura degli altri. Gli interventi di onodidattica comprendono momenti “teorici” (etologia dell’animale, letture animate, attività figurative) e momenti pratici (primo approccio all’asino, passeggiata, percorsi tematici, …).

BENESSERE (onowellness): il termine è stato coniato dalla stessa CDA per raggruppare tutti quei momenti dedicati al benessere delle persone, non affette da specifiche patologie (per cui è prevista l’attività di onoterapia), ma che desiderano dedicare del tempo alla scoperta di sé. L’asino, infatti, è un forte “attivatore di emozioni”, può aiutare a viverle, riconoscerle per poi poterle gestire al meglio. A tal scopo sono organizzati dei laboratori tematici.

ATTIVITA’ RICREATIVE (onoturismo): sono attività destinate a promuovere un avvicinamento all’asino e al suo ambiente, grazie anche ad un contesto meno strutturato e più “ludico” ad esempio attraverso l’organizzazione di passeggiate o feste per famiglie e bambini.

TERAPIA (onoterapia)[2]: seguendo i parametri delineati dalle Linee Guida Regionali, la CDA è attiva già da molti anni nell’ambito della pet therapy, grazie anche all’équipe multidisciplinare che è stata creata. Le attività svolte con gli animali sono co-terapie, di supporto alla medicina e alla psicologia, e lavorano in parallelo con gli altri interventi specialistici. L’interesse per sviluppare questa attività è nato “casualmente” poiché, presso la sede della CDA, vi è anche l’ambulatorio medico del marito di Lorena. I pazienti in attesa, spesso in uno stato di ansia legato alla visita, venivano accompagnati all’esterno, a passeggiare nel parco o presso il recinto degli asini, dove quest’ultimi si avvicinavano incuriositi ai nuovi arrivati. Una volta rientrati i pazienti si dimostravano più tranquilli. Da qui nacque l’interesse per sviluppare progetti legati a veri e propri percorsi di terapia. A differenza dei precedenti ambiti di intervento, qui è indispensabile la presenza di un medico nell’équipe che prende in carico il paziente attraverso una diagnosi, co-partecipa nella stesura degli obiettivi, valuta le difficoltà cliniche che si potrebbero presentare e i cambiamenti avvenuti durante, e a conclusione, del percorso terapeutico.

Oggi la CDA lavora con molteplici persone e affronta diverse problematiche, sia di tipo patologico che relazionale. Nelle TAA è impegnata con ragazzi e bambini che presentano disturbi del linguaggio, che hanno ricevuto diagnosi di ADHD[3] o di DSA[4] oppure soggetti autistici.

Per quanto concerne le AAA e le EAA attualmente lavora con utenti oncologici, psichici, con scuole di ogni ordine e grado, con famiglie, Ceod, comunità o associazioni.

Vi sono anche progetti di inserimento lavorativo e di tirocinio formativo per studenti delle superiori o universitari.

L’équipe multidisciplinare è composta da persone con  differenti competenze e viene formata, di volta in volta, a seconda della tipologia di attività da realizzare. In CDA sono presenti le seguenti professionalità: medico di medicina generale, personale riabilitativo, veterinari, coadiutori di animali, educatori, psicologi, addestratori, tirocinanti e personale amministrativo e direttivo.

Intervistando Lorena emergono numerosi altri ambiti di interesse, in cui la CDA sta già lavorando o vorrebbe dedicarsi nell’immediato futuro.. o nel lungo periodo. Tra questi vi è la partecipazione alla Commissione Nazionale per la redazione delle Linee Guida Nazionali sugli Interventi Assistiti con gli Animali; la realizzazione di progetti di ricerca che permettano di dimostrare l’efficacia degli intereventi di onoterapia; la richiesta di convenzione all’Azienda Ulss e l’accreditamento presso la Regione come centro di formazione; un progetto di onoterapia affiancato alle cure di fine vita; lo sviluppo della CDA come centro di educazione per ragazzi con disturbi del comportamento.

IL RUOLO DELL’EDUCATORE IN CDA

Lorena riceve spesso richieste di impiego da psicologi ed educatori, si tratta di curriculum densi di formazione ed esperienze. Tuttavia al momento dell’incontro, alla domanda “che cosa puoi portare alla CDA?”, molti ammutoliscono, non sapendo cosa rispondere.

Partendo da questo aneddoto, ho chiesto a Lorena quale, secondo lei, dovrebbe essere l’apporto di un educatore in questo ambito. Emergono numerosi spunti di riflessione, legati alle attività realizzate:

– l’educatore come “asinologo applicato”: è l’acuto suggerimento di L., un ragazzo che partecipa ad un progetto educativo nel centro, che da grande vuol diventare docente di “Asinologia Applicata”. È la disciplina che non si ferma alle parole, che rimane nella conoscenza speculativa degli asini, ma che permette di trasformare la teoria in realtà, una realtà esperibile da tutti i nostri sensi, fatta di contatto concreto con gli animali. L’educatore, come l’asinologo, dovrebbe possedere degli strumenti per tramutare nel quotidiano la teoria pedagogica acquisita, per sperimentarsi nella relazione specifica e irripetibile che si instaura ad ogni nuovo incontro (asinino od umano!);

– l’educatore come mediatore nella relazione nelle AAA: a differenza di altri fautori della pet therapy, Lorena ritiene che il mediatore di relazione non sia l’animale ma l’educatore/coadiutore dell’animale, almeno inizialmente. È suo il compito di accompagnare nel corretto approccio tra fruitore e animale affinché il recinto diventi davvero “palestra”. Successivamente, una volta creata questa vicinanza è possibile che l’animale funga da mediatore nella relazione tra educatore e fruitore, aiutando ad instaurare un clima di reciproca fiducia;

– l’educatore nei progetti didattici ed educativi (EAA): sia per la stesura di interventi che per la loro realizzazione è assolutamente indispensabile un punto di vista “educativo”;

– l’educatore come connettore: dovrebbe fungere da collegamento tra le varie parti chiamate in causa da un progetto educativo (scuola, famiglia, servizi sociali e/o sanitari, altre realtà del territorio) in modo che vi sia un interlocutore unico, con il quadro della situazione relativa ad un determinato utente;

– l’educatore come osservatore: ruolo importantissimo per monitorare e valutare i progetti nel corso del loro svolgimento. L’educatore può assolvere a questa funzione sia in qualità di osservatore esterno (avvalendosi di strumenti quali schede di monitoraggio, registrazioni audio-visive, …) o di osservatore partecipante (se lavora all’interno dei recinti).

 

Gaia Serafini – Per la Città degli Asini
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[1] Intervista realizzata con Lorena Lelli, presso la sede della CDA (Polverara, Padova), il giorno 22 luglio 2011.

[2] Dott. Rossaro Paolo, relazione per il convegno Servizi in Fattoria:  agrinidi, pet therapy e animazione svoltosi il 17 dicembre 2009 presso l’Agriturismo Tre Rondini, Legnago (VR) all’interno del ciclo di seminari “Diversificazione e Agricoltura Sociale” organizzato da Veneto Agricoltura (Azienda Regionale per i Settori Agricolo, Forestale e Agro-Alimentare)

[3] Attention Deficit Hyperactivity Disorder

[4] Disturbi specifici dell’Apprendimento